In un periodo di incertezza come quello in cui ci troviamo a vivere per elaborare il trauma psicologico che l’epidemia porta con sé e non perdere la speranza, i professionisti della salute mentale e l’intera comunità sono chiamati a prendersi carico del dolore e del lutto del singolo. 

Oggi, ognuno nel suo piccolo, è chiamato a elaborare il proprio lutto personale. Chi per la scomparsa atipica e precoce delle persone care, spentesi in un letto di ospedale spesso in solitudine, chi per la propria stessa vita che si è costretti improvvisamente e bruscamente a interrompere, per la perdita di un lavoro, del proprio senso di sicurezza, delle abitudini, tanto che si vanno ridisegnando nuovi scenari di emergenza psicologica: aumentano le difficoltà di adattamento e i suicidi tra svariate fette della popolazione mondiale di qualsiasi ceto sociale, a partire da molti adolescenti che non riescono a gestire la quarantena, le persone risultate positive e quelle a rischio contagio, chi non riesce a vivere nell’incertezza, gli stessi operatori impegnati in prima linea come medici, infermieri, forze dell’ordine, ma schiacciati dalle pressioni come in un campo di guerra contro il coronavirus.

Le fasi del trauma psicologico.

Gli studiosi identificano il trauma psicologico da evento critico in qualsiasi situazione che provochi un senso opprimente di vulnerabilità o di perdita di controllo (Roger M. Solomon, Ph.D.) e che porti le persone a provare reazioni emotive particolarmente forti, tali da interferire con le loro capacità di funzionare sia al momento che in seguito (Jeff Mitchell, Ph.D). 
Nello specifico, l’elaborazione avviene tramite due fasi:

  • Una prima fase di normale allarme generale, una reazione di shock, di confusione, poi dall’impatto emotivo con tempi diversi da persona a persona.
  • Segue la fase del coping: la persona affronta, comprende, elabora a livello emotivo l’accaduto, lo accetta e modifica l’idea di sé in funzione dell’accaduto.

Pertanto, la vulnerabilità individuale causata dagli eventi di vita precedenti e dall’assetto psicologico pre-trauma, che la presenza di reti di sostegno e supporto sociale, possono inficiare sulla risposta psicologica dei soggetti agli eventi esterni. 

il trauma psicologico del lutto

Al giorno d’oggi, il trauma collettivo si esplica attraverso quei lutti atipici rappresentati da quei carri militari che portano fuori dalle città decine e decine di feretri, corpi nudi, spogliati dalla malattia, ma soprattutto dagli affetti e dalla propria identità. Immaginate le costellazioni familiari e amicali che circondavano la vita di quei defunti, che ora li piangono sommessamente, barricati anch’essi nelle proprie gabbie dorate o meno, privati della comunità che in simili eventi si stringe fisicamente intorno a loro, e che con le mani, le carezze, lenisce le ferite e asciuga le lacrime.

Oggi questo viene negato: non si può accompagnare il proprio caro fino allo spegnersi della vita, non si può piangere sul suo corpo ancora caldo, dargli sepoltura o quanto meno assistere e mettere in scena quel rituale che è il funerale, fatto di affetti e di consolazione.

Lutti come quelli che ci si trova a vivere oggi, probabilmente sfoceranno in lutti irrisolti, in cui la sofferenza non si placa o si cronicizza. Il lutto irrisolto o complicato può portare a depressione, oltre che a problemi di salute fisica e mentale

Come affrontare il trauma psicologico

Come diceva il buon Shakespeare, “Da al tuo dolore le parole che esige.” Dare parole al dolore, simbolizzare l’angoscia e la sofferenza è indispensabile per elaborare il lutto in una situazione di emergenza di una portata tale, cercando di ristabilire un senso di controllo e direzione nella quotidianità della vita.

Per cercare di superare questo trauma psicologico c’è bisogno di concentrarsi sui bei ricordi e sul rapporto che si aveva con la persona amata, piuttosto che sulla perdita, anche dedicandole una lettera, scrivendole ciò che non si è riuscito a dirle a voce. Piccoli riti personali possono servire a metabolizzare la perdita, come accendere una candela alla finestra.

Sebbene il tema della morte risulti spesso un tabù, bisogna esserci l’uno per l’altro. La comunità, l’empatia e la socialità sono fondamentali anche per gestire il lutto da quarantena, l’incapacità do fermarsi e lasciare andare la vita di prima, che forse tornerà o forse cambierà definitivamente quando l’epidemia sarà finalmente contenuta.

E’ su ciò che bisogna lavorare, prevenire e riconoscere le urgenze psichiatriche, aumentare i servizi di sostegno psicologico al cittadino, prendere in carico il suo dolore mentale, dando sollievo, speranza, una prospettiva nell’incertezza, prima che questa raggiunga livelli catastrofici, poiché egli stesso desideri tornare a vivere.

Per dirla con Bion, l’operatore dovrebbe partecipare emotivamente a quel dolore, saper ascoltare e fungere da contenitore: aiutare a metabolizzare i vissuti inaccettabili, quelle sensazioni viscerali che l’ansia e il dolore portano con sé, trasformandole in parole ed emozioni tollerabili e degne di essere provate.

Far sentire compresa la persona, offrendo assistenza e conforto contro il trauma psicologico che sta vivendo e al tempo stesso accrescendo la consapevolezza sulla propria identità e le proprie risorse, stimolando nuove strategie di coping e aiutandola a sentirsi autoefficace, in grado di gestire la situazione.

Intervenire sull’intera comunità aiutandola a non perdere la speranza, a vedere, seppur lentamente, una via d’uscita.

Conclusioni.

Una volta contenuta l’epidemia, l’emergenza psicologica sarà più urgente, tuttavia bisognerebbe precocemente svolgere un primo intervento di assistenza psicologica online da remoto volta a fornire nuovi servizi di supporto e inclusione nonostante la distanza e permettere la presa in carico comunitaria di un disagio, traumatico e luttuoso, che dall’intimo delle case potrebbe cronicizzarsi e causare ancora più danni.

Se stai cercando di superare un lutto o senti di aver bisogno di aiuto per superare un trauma psicologico, non avere timore a richiedere il mio aiuto nel superarlo. Invito perciò coloro che sentono di averne bisogno, di contattarmi utilizzando il modulo presente all’interno del sito.

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