Le nostre conversazioni ruotano sempre di più intorno al Coronavirus. Fa paura, senza mezzi termini. Ed è proprio di questa paura e ansia da contagio che voglio parlare.

Avere paura è normale, come è naturale essere preoccupati e ansiosi in un periodo in cui le nostre conversazioni ruotano intorno al Coronavirus. I social network sono inondati di post, messaggi che parlano solo di questo. E così non è strano che si presenti l’ansia da contagio di coronavirus.

Ritengo sia primario essere consapevoli che è normale provare l’ansia da contagio e paura in situazioni di questo genere. Infatti, quando percepiamo che le situazioni possono rappresentare un rischio per noi o per le persone che amiamo, si scatena l’ansia.

Non è utile rimproverarci per quelle emozioni, è una reazione istintiva, come nel regno animale quando di fronte a un pericolo si può “optare” per due tipologie di azione: attacco o fuga. 

Quello che dobbiamo assicurarci è che l’ansia da contagio non si trasformi in angoscia e la paura in panico, perché non possiamo permettere che la nostra mente si disconnetta in quanto, perdere il controllo e soccombere al panico può generare comportamenti pericolosi per noi e per quelli che ci circondano.

Uno studio dell’Università del Wisconsin ha scoperto che reagiamo più intensamente a causa della maggiore attivazione dell’amigdala, un’area situata nella nostra corteccia cerebrale, responsabile delle emozioni, quando le situazioni a cui siamo esposti sono sconosciute o nuove rispetto a quando sono familiari. Ecco perché un nuovo virus, il COVID-19 genera tanta ansia e paura.

Ansia da contagio
Ansia da contagio e sue stress.

L’ADATTAMENTO E LE SUE FASI

Gli studi ci insegnano l’esistenza di alcune fasi durante un evento come quello della pandemia. 

La prima fase è quella del sospetto ed è caratterizzata dalla paura di poter contrarre la malattia o che gli altri ci infettano, generando cosi l’ansia da contagio. 

Poi passiamo a una fase più diffusa e generalizzata, in cui iniziamo a pensare alle vie del contagio e non temiamo più solo il contatto con le persone ma che il virus possa trasmettersi anche attraverso l’aria o toccando qualsiasi oggetto o superficie. Iniziamo a pensare di vivere in un ambiente totalmente infettivo e questo può sviluppare un atteggiamento ipervigilante. Ad esempio pensiamo in modo ossessivo che possiamo ammalarci e finiamo per prestare attenzione al minimo sintomo che ci faccia sospettare di essere stati contagiati. Oppure, maturiamo un atteggiamento di sfiducia negli ambienti in cui ci muoviamo come prendere d’assalto i supermercati.

Durante questa fase mettiamo in atto la cosiddetta “modalità shock” per lo stato di allarme che ne consegue. Il passaggio successivo comporta un’accettazione dello stato di shock predittivo di un adattamento. In questo modo, abbiamo accesso a una dimensione razionale e consapevole, così da pianificare lo stato delle cose.

COSA FARE?

Talvolta messaggi rassicuranti come “non avere paura” possono rivelarsi dannosi e controproducenti. Al livello cognitivo, si crea una dissonanza tra quello che accade e quello che viviamo e la possibilità di scongiurare la paura. Il nostro cervello non si lascia ingannare facilmente e “decide” di mantenere lo stato di allarme interno.

Durante le prime fasi dell’epidemia abbiamo avuto un atteggiamento orientato a nascondere, mascherare o anche minimizzare la realtà, ma ricordiamoci che questo è estremamente negativo perché finisce per farci trovare impreparati psicologicamente a ciò che verrà. Ricordiamoci che la paura non si nasconde, bensì si affronta. Talvolta, è meglio dire:” Capisco che hai paura, è normale, la proviamo tutti, vediamo cosa possiamo fare, prima per gestirla, poi per superarla, sei d’accordo?

Quando ci sentiamo in pericolo, è importante selezionare in modo intelligente le fonti d’informazione che consultiamo, al fine di non alimentare l’ansia eccessiva. Non è di aiuto cercare informazioni minuto per minuto, è invece necessario e indispensabile, mantenersi informati con fonti attendibili e affidabili e non andare dietro alla prima cosa che si legge.

Per combattere gli effetti psicologici dell’ansia da quarantena e dell’ansia da coronavirus è importante distrarci, leggere un libro, ascoltare musica, stare all’aria aperta, passare del tempo in famiglia o da soli, dedicarsi a un hobby…è una preziosa opportunità per fare quelle cose che per mancanza di tempo rimandiamo sempre.

Seguire una routine ci aiuterà ad avere un certo grado di controllo e tranquillità. A fronte dell’interruzione delle nostre routine, potremmo stabilirne di nuove e piacevoli che ci facciano sentire bene.

Combattere i pensieri catastrofici, come credere che l’Apocalisse sia dietro l’angolo o immaginare scenari possibili non ci aiuta ad allontanare l’ansia eccessiva, ma genera un effetto rebound.

Una volta aver adottato tutte le misure e le precauzioni necessarie, dobbiamo lasciare che la vita fluisca, aspettando che gli eventi facciano il suo corso, fidandoci della vita. In questi casi, la chiave è l’accettazione e un atteggiamento consapevole e sicuramente saranno i nostri alleati.

Sappiamo che ci sono molti fattori che non possiamo influenzare, pertanto altri dipendono da noi. Tuttavia, possiamo chiederci cosa possiamo fare e come renderci utili, scegliendo come reagire e quale atteggiamento mantenere. 

Delle volte, aiutare le persone vulnerabili offrendo il nostro appoggio anche a distanza, può dare a questa situazione che stiamo vivendo un valore aggiunto, aiutandoci a gestire meglio l’ansia e la paura.Concludo con una citazione di Viktor Frankl: “Abbiamo la possibilità di cambiare noi stessi, di scegliere in quale direzione procedere e come reagire. In definitiva, abbiamo il potere di decidere.”

Se ritieni di stare vivendo un periodo di forte stress e vivi in un continuo stato di ansia, rivolgiti a me utilizzando i contatti presenti nell’apposita pagina di questo sito.

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